L’ULTIMA SETTIMANA

L’ultima settima della vita del Signore è stata una settimana molto intensa e piena di eventi. Gesù è salito a Gerusalemme per celebrare la Pasqua ebraica. È stato accolto dalle folle in maniera trionfale, celebrato come un re. È andato nel tempio e ha insegnato mostrando la sua autorità. Si è scontrato con Scribi e Farisei mettendo in risalto la loro ipocrisia e la loro poca fede nel Dio d’Abramo, che pur affermavano di seguire. Poi durante la cena pasquale ha rivelato ai discepoli il destino che lo attendeva, ha lavato loro i piedi insegnando l’umiltà e il servizio e ha istituito il memoriale della cena affinché coloro che lo amano non dimentichino il suo sacrificio e abbiano in loro una profonda riconoscenza che si trasformi in fede ubbidiente. Quindi è stato tradito da uno dei suoi. È stato arrestato, rinnegato da chi diceva di amarlo e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. È stato processato, ingiuriato, flagellato. È stato condannato a morte da quella stessa folla che lo aveva acclamato solo pochi giorni prima. Infine, è stato crocifisso insieme a due ladroni, trafitto da una lancia, sepolto nella tomba di Giuseppe d’Arimatea.

Nel giro di una settimana tutto si è dissolto, tutto è svanito, tutto è finito: sogni, aspettative, bisogni, certezze, desideri, progetti, speranze e promesse che si erano pazientemente concretizzate ascoltando e seguendo il Signore nell’arco di tre anni.

Tutto ciò che si è pazientemente costruito e per cui si è lottato e sofferto, ora è stato definitivamente cancellato da quella morte atroce che ha crudelmente inchiodato quella che ormai sembra essere stata solo un’illusione. Per questi motivi due discepoli camminano sulla strada che da Gerusalemme porta a Emmaus, tristi e sconsolati.

Prima di lasciare Gerusalemme, i discepoli hanno sentito dire che alcune donne hanno trovato il sepolcro vuoto e hanno avuto anche una visione che annunciava che Gesù fosse vivo. Ma come si può cancellare la terribile visione della croce dando credito alle poche parole pronunciate da certe donneingenue e sprovvedute? No, è meglio dimenticare ogni cosa, voltare pagina e andare lontano da quella città dove tutti i sogni sono miseramente crollati. È ora di tornare alla vita di tutti i giorni, è ora di riprendere il percorso della vita. Si torna a casa, a Emmaus, si riprende quello che è il pellegrinaggio di ogni uomo, fatto di progetti, di fatiche, di tristezze, di pause e di ripensamenti. Niente di nuovo sotto il sole, solo un’altra cocente delusione («noi speravamo», v. 21).

Il loro stato d’animo emerge anche dal rimprovero fatto al viandante sconosciuto che li ha affiancati: «Sei tu l’unico forestiero in Gerusalemme, che non conosca le cose che vi sono accadute in questi giorni» (v. 18). I discepoli di Emmaus pensavano che fosse Lui il Messia destinato a liberarli dai romani e istituire il dominio di Israele in tutto il mondo.

Quante false e materialistiche idee circolano anche oggi tra molti che si definiscono cristiani.Gesù non è venuto nel mondo per farci ricchi, potenti e stabilire un regno umano, dove vivere senza problemi ma è venuto per renderci liberi dal peccato, per farci figli di Dio, nella famiglia divina che è la Chiesa. È venuto per edificare un regno spirituale dove si beneficia del perdono dei peccati (Colossesi 1:13), un regno che raduna tutti coloro che vogliono seguire e vivere nel Signore in attesa della gioia eterna in cielo (Giovanni 14:1) e non in terra. Gesù ha insegnato queste cose ai suoi discepoli. Ma essi, di certo, non hanno capito il suo messaggio.

Credere che Gesù sia risorto significa credere che Dio abbia portato nel nostro mondo qualcosa di divino, di eterno, di sbalorditivo, qualcosa che per l’uomo è difficile perfino immaginare. Bisogna convertire la mente agli insegnamenti di Gesù, ossia alla fede che viene dall’ascolto della sua Parola (Romani 1:13). Dio ha dato delle certezze riguardo la sua grazia (Gesù è morto in croce) e la sua grandezza (il Signore è veramente risorto).

TRE MOMENTI

La narrazione di Emmaus si svolge in tre scene principali:

La prima è l’incontro (vv. 13- 19a). I due discepoli, di cui conosciamo soltanto uno per nome, Cleopa, sono tristi, delusi, scoraggiati. La loro fede in Gesù sembra essersi rivelata un misero fallimento, una cocente sconfitta. La loro speranza è stata delusa. Hanno puntato la loro esistenza sul Maestro e ora si ritrovano a mani vuote. Ora tornano a Emmaus per riprendere la vita di tutti i giorni. Tutto si è frantumato su quella maledetta croce.

Il dialogo con Gesù (vv. 19b-27).  Nonostante la loro delusione, anche se non riescono a vederlo, Gesù è “con loro”. Il Signore si accosta, cammina, conversa, insegna “loro” le Scritture, cena “con loro”. Soltanto quando Gesù è con noi possiamo superare qualsiasi forma di scoraggiamento e di amarezza. La loro tristezza si manifesta con una richiesta insolita ma vibrante a questo sconosciuto che pur ispira loro tanta fiducia: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino» (v. 29). È difficile affrontare la notte con lo sconforto nel cuore. Difficile ricordare le parole, le promesse del Signore senza pensare alla croce, senza che l’incubo della sconfitta torni prepotente a lacerare il cuore. Tuttavia, Gesù stabilisce con loro una relazione sempre più intima, fino a quando si palesa nel momento di rompere il pane.

Infine, la rivelazione (vv. 28-33). Finalmente ii loro occhi, incapaci fino a quel momento di riconoscerlo, si aprono. Ora vedono, ora capiscono, ora una gioia profonda li pervade e la tristezza è spazzata via di colpo. Gli occhi diventano il riflesso del cuore, e anche se il Signore è scomparso, possono comunque vederlo con gli occhi della fede. Dalla vista esteriore sono passati a quella interiore. Pieni di gioia, si rendono conto che Gesù è stato loro vicino anche quando non l’hanno riconosciuto e si dicono l’un l’altro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture? camminava con noi e noi non lo sapevamo”.

NUOVA ENERGIA

Quando si vede il Signore con gli occhi dello spirito, il cuore si riempie di gioia e nasce spontaneo il desiderio di condividerla con gli altri. I due, infatti, partono senza indugio, tornano a Gerusalemme per condividere la loro gioia con gli altri discepoli. La notte è ormai prossima, il buio sta per sopprimere la luce, ma non importa, la luce di Gesù ora illumina i loro occhi, ora vedono anche nel buio della vita.

Sono stanchi, hanno camminato a lungo, dovrebbero riposare, ma non importa, hanno ricevuto nuovo vigore dall’incontro con il Signore, quel vigore che fortifica gli animi vacillanti e rende capaci di affrontare qualsiasi difficoltà.

Hanno tanta voglia di gioire con i fratelli di Gerusalemme e quando vi arrivano scoprono che anche questi sono nella gioia per lo stesso loro motivo. Mettendo in comune le loro sorprendenti esperienze la gioia di tutti non può che aumentare e consolidarsi. Il Signore Gesù è veramente risorto, l’odio, la morte e il peccato non l’hanno sopraffatto, ma sono stati sconfitti dalla forza invincibile dell’amore di Dio.

CERTEZZA

Questo momento di condivisione è importante per trovare certezze.  Anche se ora Gesù è scomparso e la sua manifestazione ai due discepoli è stata improvvisa e inattesa, non è stata sicuramente una loro fantasia. Se si fosse trattato di una allucinazione, di un abbaglio, di una di suggestione, oppure di un brutto scherzo dovuto allo sconforto e alla depressione in cui erano caduti, non avrebbero certamente avuto la conferma da tutti i discepoli di Gerusalemme. Ora, in quello stesso giorno, persone diverse, in momenti diversi, in luoghi diversi, in modi diversi hanno incontrato il Signore. La verità incontrovertibile è che Gesù di Nazaret ha vinto i legami della morte ed è risorto.

I DISCEPOLI DI EMMAUS E NOI

Questo episodio rispecchia in molti versi l’uomo che cammina sulla strada della vita interrogandosi sul significato delle cose, degli avvenimenti, della sua esistenza, del bene e del male che vede in sé e intorno a sé. L’uomo, che nonostante i suoi tentativi, non riesce a trovare riposte adeguate e soddisfacenti a questi quesiti.

Ha bisogno che il Signore si accosti a lui nel cammino della vita. Ha bisogno che il Risorto gli apra gli occhi e gli faccia vedere oltre i propri limiti. Ha bisogno che Cristo scaldi il suo cuore, che illumini la sua strada e che gli dia l‘energia per vivere con dignità e superare ogni ostacolo e ogni delusione.

Solo così l’uomo che si affida a Dio camminerà sicuro e sereno nell’attesa fiduciosa che appaia il traguardo ultimo, la gloriosa Gerusalemme che scende dal cielo, dove ogni lacrima sarà asciugata e il dolore, la morte ci non saranno più perché Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Apocalisse 22:5).