Pubblicati da andrianotom

La domanda che non ammette risposta alternativa

Qualche settimana fa ho ricevuto un invito che non dimenticherò facilmente. Un imprenditore della zona del manzanese, uomo di grande successo professionale e che ha portato avanti con impegno e sacrificio una famiglia. Grande appassionato di motori, automobili e di restauri, mi ha accolto nella sua collezione privata. Quello che ho visto mi ha lasciato senza parole: Ferrari, Lamborghini, Maserati. Alfa Romeo e Lancia degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, conservate come reliquie, perfettamente funzionanti, lucide e ricche di cromature come appena uscite dalla fabbrica. E tra di esse, un esemplare unico al mondo, di valore inestimabile. Era bello. Oggettivamente, era bello.

Ma mentre camminavo tra quelle carrozzerie splendenti, qualcosa dentro di me restava in ascolto. Una domanda silenziosa che non riuscivo a mettere a tacere.

Dopo la visita alla preziosa collezione, siamo andati a trovare il fondatore dell’azienda. Un uomo che ha cominciato dal basso, che ha costruito tutto con le sue mani, che ha dato lavoro a trenta famiglie e ha lasciato ai figli un’impresa fiorente. Un uomo che ha amato sua moglie, e l’ha persa, strappata via da una malattia improvvisa e crudele, una ferita che non si è mai del tutto rimarginata.

Ora ha superato i novant’anni. Gli anni di fatica si sentono nel corpo. I giorni davanti a lui, quanti possono essere ancora?

Lo abbiamo trovato …

SENTO LO STESSO I BRIVIDI SULLA PELLE

«Salve, mi chiamo Remo, ho cinquantadue anni e sono tetraplegico, paralizzato dal collo in giù da quando ne avevo ventinove, a causa di un incidente stradale.»

Con queste parole Remo Molaro, oggi membro della Chiesa di Cristo di Udine, apre il racconto della sua storia nel volume “Sento lo stesso i brividi sulla pelle”.

Prima dell’incidente era un uomo attivo, indipendente, pieno di energia. Amava la velocità, le lunghe giornate in sella alla motocicletta, la compagnia degli amici e il fascino di una vita vissuta senza troppi limiti tra donne e motori, come lui stesso la descrive nelle intense pagine del libro.

Poi, il 14 maggio 2000, cambiò ogni cosa. Remo si ritrovò tetraplegico, completamente dipendente dagli altri per ogni necessità.

Seguirono mesi lunghi e difficili tra ospedali, terapie intensive e centri di riabilitazione. Furono momenti di sofferenza profonda, in cui tutto sembrava perduto.

Eppure, proprio in quella condizione così estrema, qualcosa dentro di lui non si fermò mai: la sua mente, che continuava a correre, come una motocicletta lanciata a tutta velocità, desiderosa di trovare un senso.

Fin da bambino, racconta, la sua forza era nelle mani che, unite al cervello, gli «permettevano di fare un’infinità di lavori e di creare dal nulla le cose più disparate e impensabili».

Fu proprio questa inquetudine a condurlo, passo dopo passo, verso

IL RICCO E LAZZARO – Sprecare la nostra vita

Luca 16: 25 -26 «Ma Abramo disse: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi”».

Questi versetti ci portano nel cuore di uno degli insegnamenti più potenti e strazianti di Gesù: l’episodio del ricco e di Lazzaro. Queste parole, pronunciate da Abramo all’uomo ricco, non sono solo una spiegazione della giustizia divina, ma un lamento profondo per l’eternità.

Non sono parole piene di rabbia o di trionfo, ma di una tristezza immensa. Abramo chiama il ricco “figlio”, un termine di affetto che rende il rimprovero ancora più doloroso. Gli dice di ricordare. Il vero tormento non è solo la sofferenza fisica, ma il peso del ricordo: la memoria di una vita vissuta nell’abbondanza, ignorando la sofferenza di Lazzaro, che giaceva alla sua porta.

L’ingiustizia di una vita sulla Terra è ribaltata. Lazzaro, il cui nome significa “Dio ha aiutato”, ha sopportato mali e umiliazioni, ma ora è consolato. Il ricco, che aveva ogni comfort, ora soffre. Non si tratta di una vendetta crudele, ma del ripristino …

Il sermone profetico: L’inizio delle doglie di parto

Luca 21: 5-6 “Poi, come alcuni parlavano del tempio e facevano notare che era adorno di belle pietre e di offerte, egli disse: «Di tutte queste cose che ammirate, verranno i giorni in cui non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata»”.
Questi versetti, sono l’innesco di uno dei discorsi più importanti e, a mio parere, affascinanti di Gesù, noto come il “Discorso sul monte ” o “Sermone profetico”.
Comincia con lo stupore di fronte alla grandezza umana, indubbiamente in grado di creare cose meravigliose e incredibilmente tecnologiche, ma sempre partendo da qualcosa che ci è stato messo a disposizione da Dio, intelligenza compresa!
Per cogliere la potenza delle parole di Gesù, dobbiamo prima capire cosa stessero guardando i discepoli. Dalle descrizioni storiche, capiamo che non stavano ammirando un edificio qualunque. Il tempio di Gerusalemme, era una delle meraviglie architettoniche del mondo antico, costruito con pietre colossali, facciate ricoperte d’oro che brillavano al sole, e oggetti di inestimabile valore che adornavano i suoi portici.
Per un ebreo del primo secolo, il tempio era il centro della fede, l’unico luogo sulla terra dove Dio dimorava in modo speciale, era il cuore della nazione, il simbolo dell’identità e dell’orgoglio di Israele.
Nella loro mente, era una struttura costruita per durare per sempre, un segno del patto indistruttibile tra Dio e …

LA PAROLA: TORRENTE PERENNE CHE SCORRE NEL CUORE DEI CRISTIANI

Nel cuore dell’VIII secolo a.C., un’epoca di prosperità e di sfarzo per i regni di Israele (Nord) e Giuda (Sud), una voce inaspettata squarciò il clima di sicurezza e di opulenza. Non era un profeta di corte, né un sacerdote del tempio. Era Amos, un allevatore di pecore e coltivatore di sicomori, originario di Tekoa, un villaggio arido nel regno di Giuda. Eppure, fu mandato a profetizzare nel ricco e potente regno del Nord, contro la capitale Samaria e i suoi santuari reali.

Il significato del nome Amos è probabilmente “portatore di pesi”. Il tema centrale della sua profezia consiste nella fedeltà al patto di Dio (la Sua Legge) e nella responsabilità del popolo d’Israele alla pratica osservanza di essa.

Amos mette in rilievo il dovere che gli Israeliti hanno di rispettare, con tutto il cuore, il codice legislativo emanato dall’Eterno. La trascuratezza nel presentare una fede vera e vivente e il tentativo di sostituirvi una vuota professione verbale, può solo condurre alla rovina e alla distruzione.

Amos si presenta con una chiarezza disarmante: “Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo i sicomori. Ma il Signore mi prese da dietro al bestiame e il Signore mi disse: «Va’, profetizza al mio popolo Israele»” (Amos 7:14-15). Questa dichiarazione è rivoluzionaria. Sottolinea la sua indipendenza da qualsiasi …

UNA ESORTAZIONE INCROLLABILE

“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

Per cogliere tutta la ricchezza di questo passo, dobbiamo scavare più a fondo, fino a guardare le parole che l’apostolo Paolo, sotto ispirazione dello Spirito Santo, ha scelto nella lingua originale. Questo versetto non è una semplice esortazione, è piuttosto un’affermazione forte e decisa, costruita sulla solida base di tutto il discorso che la precede. Infatti, inizia con una congiunzione che non possiamo permetterci di ignorare.

Perciò” (Ωστε, hōste) è il collegamento logico che lega il ragionamento a questa esortazione. Il capitolo 15 della prima lettera alla Chiesa di Corinto è il più esteso trattato del Nuovo Testamento sulla resurrezione. Tutta la nostra fermezza e la nostra operosità traggono significato e potenza esclusivamente dalla resurrezione di Cristo. Senza quel capitolo, questo versetto crolla miseramente. Con esso, diventa una roccia.

  1. “Perciò” (Ωστε – hōste)

Come detto è una congiunzione conclusiva e consequenziale. Paolo sta dicendo: “Alla luce delle immense e incontrovertibili verità che vi ho appena esposto, state saldi…”. Ma quali verità così decisive aveva rivelato ai Corinzi?

Aveva detto loro…

  • … che Cristo è morto per i nostri peccati, ma è risorto ed è apparso a molti (v. 1-8).

CHI HA UCCISO GESÙ?

Introduzione

La morte di Cristo ha ispirato numerose opere cinematografiche, spesso criticate e controverse. Dal lontano “Il re dei re” (film muto del 1927, diretto da Cecil B. DeMille), al “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, alla controversa “Passione di Cristo” prodotto da Mel Gibson nel 2004, al musical “Jesus Christ superstar” e molti altri fino agli ultimi “The Last Supper” (2025) e “King of Kings” (2025 – animazione).

La domanda Chi ha ucciso Gesù? è una delle più profonde, dolorose e storicamente cariche di tutta la cultura occidentale. La risposta richiede coraggio, onestà intellettuale e consapevolezza.

Si è sempre cercato dei responsabili per la morte del Signore e gli Ebrei sono stati spesso il capro espiatorio. Il loro coinvolgimento nella crocifissione è indubbio ed è stato usato come base per l’antisemitismo, che ha cercato di mettere l’intera colpa per la morte di Gesù sugli Israeliti provocando nel corso della storia atroci persecuzioni contro di loro accusati collettivamente di “deicidio”. Questo atteggiamento è certamente in contrasto con le Scritture e in contrasto con l’insegnamento di Cristo che piuttosto insegna perfino ad amare i nostri “nemici” (Matteo 5:43-45).

Sono stati i Romani?

Domandiamoci onestamente è stata veramente tutta colpa del popolo d’Israele, oppure anche i Romani …

PREMILLENARISMO

Il Premillenarismo è una dottrina basata in gran parte su una interpretazione letterale del libro dell’Apocalisse di Giovanni. I suoi sostenitori prendono da questo libro della Bibbia il linguaggio volutamente enigmatico e lo interpretano o, per meglio dire, lo reinterpretano in senso letterale, costruendovi attorno un intero apparato dottrinale.

Per capire l’errore di questa metodologia interpretativa occorre comprendere che l’Apocalisse è un libro scritto utilizzando un linguaggio simbolico. Appartiene, infatti a un filone letterario conosciuto come apocalittico, termine che deriva dal greco “apo-calypsis” e significa “svelamento o rivelazione”.

LA LETTERATURA APOCALITTICA

Questa letteratura si sviluppò particolarmente in seno alla cultura ebraica nel periodo che va dal II secolo a.C. al II secolo d.C. e a favorirne la nascita fu la difficile e critica situazione dell’ambiente poli­tico e religioso dopo il ritorno del popolo d’Israele dalla prigionia babilonese (iniziata nel 536 a.C.).

Gli scrittori che si occuparono di tale disastroso momento storico intravidero e profetizzarono nei loro scritti, l’imminente punizione dei persecutori di Israele e la vittoria finale del popolo di Dio. Lo fecero usando un sistema complesso di simboli e figure immaginarie, con lo scopo principale di diffondere speranza e coraggio nei cuori dei perse­guitati.

Questa letteratura così particolare fu molto popolare tra gli Ebrei e tra i Cristiani. Tra le opere di maggior rilievo ricordiamo: “Il Libro di …

Smarrimento e ritrovamento

Dove finiscono le cose del nostro passato? I piccoli oggetti che usavamo solo qualche anno fa, dove sono? E le persone, gli amici di un tempo, dove sono? E dove se ne va il tempo? Qual è lo scopo di tutto? Sono domande suscitate talvolta da fatterelli, talaltra da eventi che capitano nella vita nostra. Il Qoelet (predicatore) propone risposte tendenti allo scetticismo quando scrive:

Per tutto vi è il suo tempo, vi è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per svellere ciò che è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per fare cordoglio e un tempo per ballare (…). Che profitto trae colui che lavora dalla sua fatica? Io ho visto le occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino. Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo; egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero della eternità, quantunque l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta (Ecclesiaste 3).

Eternità e incomprensione: tale la visione disincantata del saggio Ecclesiaste. A che pro la vita? Lo stesso pensiero …

SCONVOLGENTE! DIO CI AMA

L’amore ha una posizione centrale nella rivelazione del Vangelo. Esso rappresenta il rapporto unico che intercorre fra l’uomo e Dio.

Nella prima lettera dell’apostolo Giovanni (4:8) si legge: Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”.

L’amore non è soltanto una delle perfezioni di Dio, ma ne è l’essenza stessa, la perfezione morale che penetra e abbraccia tutte le altre; essa è il più fulgido raggio del Nuovo Testamento.

L’affetto fraterno per raggiungere le alte vette della più eccelsa virtù, deve assorbire, essere intriso, dissetato, rivestito dall’AMORE.

L’apostolo Pietro scrive nella sua seconda lettera (1:7): aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l’autocontrollo; all’autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l’affetto fraterno; e all’affetto fraterno l’amore”.

L’apostolo Paolo volendo dare un’idea della suprema perfezione morale dell’amore, lo spiega e lo tratteggia con 14 aggettivazioni qualificanti (1 Corinzi 13:4-7): “L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”.

Fantastico!  L’amore arriva fino al traguardo dove la vista lo spinge, e anche se vi trova l’opposto …