Nell’amore non c’è paura: il messaggio rivoluzionario di 1 Giovanni 4
Viviamo in un tempo in cui la paura sembra essere diventata il sentimento dominante. Le cronache quotidiane parlano di guerre, crisi economiche, instabilità politica, malattie, solitudine e incertezza sul futuro. A queste paure collettive si aggiungono quelle più intime: il timore di fallire, di non essere amati, di perdere le persone care, di non avere un domani sicuro.
La nostra società ci presenta un uomo inquieto, spesso schiavo della propria sofferenza interiore. La paura genera preoccupazione; la preoccupazione alimenta l’ansia; l’ansia può trasformarsi in angoscia e tristezza e sebbene queste condizioni si distinguano sul piano clinico, nella vita quotidiana si intrecciano fino a imprigionare il cuore dell’uomo.
È proprio in questo contesto che le parole dell’apostolo Giovanni risuonano con una forza sorprendente:
“Dio è amore… Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura”
(1 Giovanni 4:8,18).
Queste affermazioni non sono semplicemente poetiche, rappresentano una delle più profonde definizioni di Dio contenute nell’intera Scrittura.
L’UOMO VIVE NELL’EPOCA DELLA PAURA
La paura accompagna l’essere umano fin dalle origini. Essa può manifestarsi come semplice prudenza oppure assumere forme più profonde e paralizzanti.
Abbiamo paura della solitudine, paura del futuro, paura della malattia, paura dell’abbandono, paura del giudizio degli altri e forse più di ogni altra cosa paura della morte.
Ogni epoca ha avuto le proprie paure, ma la nostra …

Qualche settimana fa ho ricevuto un invito che non dimenticherò facilmente. Un imprenditore della zona del manzanese, uomo di grande successo professionale e che ha portato avanti con impegno e sacrificio una famiglia. Grande appassionato di motori, automobili e di restauri, mi ha accolto nella sua collezione privata. Quello che ho visto mi ha lasciato senza parole: Ferrari, Lamborghini, Maserati. Alfa Romeo e Lancia degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, conservate come reliquie, perfettamente funzionanti, lucide e ricche di cromature come appena uscite dalla fabbrica. E tra di esse, un esemplare unico al mondo, di valore inestimabile. Era bello. Oggettivamente, era bello.
«Salve, mi chiamo Remo, ho cinquantadue anni e sono tetraplegico, paralizzato dal collo in giù da quando ne avevo ventinove, a causa di un incidente stradale.»
Luca 16: 25 -26 «Ma Abramo disse: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi”».
Luca 21: 5-6 “Poi, come alcuni parlavano del tempio e facevano notare che era adorno di belle pietre e di offerte, egli disse: «Di tutte queste cose che ammirate, verranno i giorni in cui non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata»”.
Nel cuore dell’VIII secolo a.C., un’epoca di prosperità e di sfarzo per i regni di Israele (Nord) e Giuda (Sud), una voce inaspettata squarciò il clima di sicurezza e di opulenza. Non era un profeta di corte, né un sacerdote del tempio. Era Amos, un allevatore di pecore e coltivatore di sicomori, originario di Tekoa, un villaggio arido nel regno di Giuda. Eppure, fu mandato a profetizzare nel ricco e potente regno del Nord, contro la capitale Samaria e i suoi santuari reali.
La morte di Cristo ha ispirato numerose opere cinematografiche, spesso criticate e controverse. Dal lontano “Il re dei re” (film muto del 1927, diretto da Cecil B. DeMille), al “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, alla controversa “Passione di Cristo” prodotto da Mel Gibson nel 2004, al musical “Jesus Christ superstar” e molti altri fino agli ultimi “The Last Supper” (2025) e “King of Kings” (2025 – animazione).
Dove finiscono le cose del nostro passato? I piccoli oggetti che usavamo solo qualche anno fa, dove sono? E le persone, gli amici di un tempo, dove sono? E dove se ne va il tempo? Qual è lo scopo di tutto? Sono domande suscitate talvolta da fatterelli, talaltra da eventi che capitano nella vita nostra. Il Qoelet (predicatore) propone risposte tendenti allo scetticismo quando scrive: