La domanda che non ammette risposta alternativa
Qualche settimana fa ho ricevuto un invito che non dimenticherò facilmente. Un imprenditore della zona del manzanese, uomo di grande successo professionale e che ha portato avanti con impegno e sacrificio una famiglia. Grande appassionato di motori, automobili e di restauri, mi ha accolto nella sua collezione privata. Quello che ho visto mi ha lasciato senza parole: Ferrari, Lamborghini, Maserati. Alfa Romeo e Lancia degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, conservate come reliquie, perfettamente funzionanti, lucide e ricche di cromature come appena uscite dalla fabbrica. E tra di esse, un esemplare unico al mondo, di valore inestimabile. Era bello. Oggettivamente, era bello.
Ma mentre camminavo tra quelle carrozzerie splendenti, qualcosa dentro di me restava in ascolto. Una domanda silenziosa che non riuscivo a mettere a tacere.
Dopo la visita alla preziosa collezione, siamo andati a trovare il fondatore dell’azienda. Un uomo che ha cominciato dal basso, che ha costruito tutto con le sue mani, che ha dato lavoro a trenta famiglie e ha lasciato ai figli un’impresa fiorente. Un uomo che ha amato sua moglie, e l’ha persa, strappata via da una malattia improvvisa e crudele, una ferita che non si è mai del tutto rimarginata.
Ora ha superato i novant’anni. Gli anni di fatica si sentono nel corpo. I giorni davanti a lui, quanti possono essere ancora?
Lo abbiamo trovato …

«Salve, mi chiamo Remo, ho cinquantadue anni e sono tetraplegico, paralizzato dal collo in giù da quando ne avevo ventinove, a causa di un incidente stradale.»
Luca 16: 25 -26 «Ma Abramo disse: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi”».
Luca 21: 5-6 “Poi, come alcuni parlavano del tempio e facevano notare che era adorno di belle pietre e di offerte, egli disse: «Di tutte queste cose che ammirate, verranno i giorni in cui non sarà lasciata pietra su pietra che non sia diroccata»”.
Nel cuore dell’VIII secolo a.C., un’epoca di prosperità e di sfarzo per i regni di Israele (Nord) e Giuda (Sud), una voce inaspettata squarciò il clima di sicurezza e di opulenza. Non era un profeta di corte, né un sacerdote del tempio. Era Amos, un allevatore di pecore e coltivatore di sicomori, originario di Tekoa, un villaggio arido nel regno di Giuda. Eppure, fu mandato a profetizzare nel ricco e potente regno del Nord, contro la capitale Samaria e i suoi santuari reali.
“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).
La morte di Cristo ha ispirato numerose opere cinematografiche, spesso criticate e controverse. Dal lontano “Il re dei re” (film muto del 1927, diretto da Cecil B. DeMille), al “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, alla controversa “Passione di Cristo” prodotto da Mel Gibson nel 2004, al musical “Jesus Christ superstar” e molti altri fino agli ultimi “The Last Supper” (2025) e “King of Kings” (2025 – animazione).
Dove finiscono le cose del nostro passato? I piccoli oggetti che usavamo solo qualche anno fa, dove sono? E le persone, gli amici di un tempo, dove sono? E dove se ne va il tempo? Qual è lo scopo di tutto? Sono domande suscitate talvolta da fatterelli, talaltra da eventi che capitano nella vita nostra. Il Qoelet (predicatore) propone risposte tendenti allo scetticismo quando scrive: