Il Premillenarismo è una dottrina basata in gran parte su una interpretazione letterale del libro dell’Apocalisse di Giovanni. I suoi sostenitori prendono da questo libro della Bibbia il linguaggio volutamente enigmatico e lo interpretano o, per meglio dire, lo reinterpretano in senso letterale, costruendovi attorno un intero apparato dottrinale.
Per capire l’errore di questa metodologia interpretativa occorre comprendere che l’Apocalisse è un libro scritto utilizzando un linguaggio simbolico. Appartiene, infatti a un filone letterario conosciuto come apocalittico, termine che deriva dal greco “apo-calypsis” e significa “svelamento o rivelazione”.
LA LETTERATURA APOCALITTICA
Questa letteratura si sviluppò particolarmente in seno alla cultura ebraica nel periodo che va dal II secolo a.C. al II secolo d.C. e a favorirne la nascita fu la difficile e critica situazione dell’ambiente politico e religioso dopo il ritorno del popolo d’Israele dalla prigionia babilonese (iniziata nel 536 a.C.).
Gli scrittori che si occuparono di tale disastroso momento storico intravidero e profetizzarono nei loro scritti, l’imminente punizione dei persecutori di Israele e la vittoria finale del popolo di Dio. Lo fecero usando un sistema complesso di simboli e figure immaginarie, con lo scopo principale di diffondere speranza e coraggio nei cuori dei perseguitati.
Questa letteratura così particolare fu molto popolare tra gli Ebrei e tra i Cristiani. Tra le opere di maggior rilievo ricordiamo: “Il Libro di Enoch”, “L’assunzione di Mosè”, “I segreti di Enoch”, “L’Apocalisse di Baruch”, “Il Libro di Esdra”. Questi testi, non sono ispirati da Dio, sono utili e importanti per comprendere le caratteristiche della letteratura apocalittica e avvicinarci alla cultura Giudeo-Cristiana. Ci fanno capire, per esempio, che i numeri hanno un ruolo simbolico molto importante, e che il messaggio è generalmente presentato attraverso visioni, cosa del resto già riscontrata in altri profeti. Ma la particolarità è che in questa letteratura le visioni diventano le assolute protagoniste. Variano da scene celesti a scene sulla terra. Abbondano di messaggeri e di angeli. Gli scrittori si esprimono in un linguaggio volutamente oscuro, per dare ai loro lettori l’idea della trascendenza delle cose viste. Personaggi, animali, paesaggi assumono forme strane, a volta mostruose e inquietanti. Immagini fantastiche eccitano e toccano la fantasia del lettore.
Quando Giovanni apostolo descrive catastrofi inimmaginabili, parla di grande tribolazione, di mostruosi animali che salgono dal mare e dalla terra, di anticristo, di Armageddon, di Gesù Cristo che stabilisce un regno terreno a Gerusalemme della durata di mille anni e cose simili, moltissime persone si lasciano suggestionare e interpretano letteralmente questi eventi, dimenticando le caratteristiche proprie della letteratura apocalittica.
È stato stimato che il 70% del mondo cosiddetto ‘cristiano’ crede nel premillenarismo. Queste dottrine sono così ampiamente insegnate e propagandate all’interno del denominazionalismo religioso da essere semplicemente accolte dai fedeli come verità indiscutibili, senza alcun esame preventivo.
DOTTRINA PREMILLENARISTA
I millenaristi credono che ci sarà presto una Terza Guerra Mondiale nucleare (la battaglia finale di Armageddon) con tutte le terrificanti e inimmaginabili conseguenze che un tale conflitto planetario potrebbe comportare per l’intera umanità. Credono anche che Gesù ritornerà per mettere fine a questa battaglia e stabilire un regno fisico di mille anni sulla terra in cui ci sarà un nuovo ordine mondiale e mille anni di pace.
Un’analisi e uno studio scevri da preconcetti arriva agilmente a realizzare che queste dottrine si basano su brani biblici che utilizzano un linguaggio simbolico e che non è possibile interpretarli letteralmente estrapolandoli dal loro contesto per applicarli a circostanze totalmente estranee. Le Scritture non possono essere usate per costruire storie fantasiose che non sono nemmeno lontanamente incluse nel messaggio biblico.
In linea generale, potremmo definire che l’interpretazione biblica è sempre legata al suo contesto. Considerare letterali i mille anni di cui leggiamo in Apocalisse 20, significa ignorare che i numeri sono tra i simboli più usati in questo libro, e non considerare che nello stesso capitolo si trovino altre figure e simbolismi che escludono tale interpretazione. Per esempio, c’è l’angelo che discende dal cielo con in mano la chiave dell’abisso e una catena. C’è un dragone che viene rinchiuso in un abisso. Ci sono anime decapitate che hanno un marchio sulla fronte e sulle mani, ecc. Tra il capitolo 19 e 20 abbiamo più di venti diverse figure simboliche. E non si capisce perché si debba considerare solo i mille anni in senso letterale definendo tutto il resto “figurato”? Questo è certamente contrario a tutte le più elementari regole di esegesi biblica.
Con umiltà va ammesso che l’Apocalisse non è un libro facile, ma, a maggior ragione, non si può costruire su un linguaggio simbolico una dottrina che non si armonizza con il resto del Nuovo Testamento scritto, al contrario, in maniera semplice e comprensibile. Anche non riuscendo a comprendere appieno il disegno dei simboli del capitolo 20, è difficile non vedere il significato simbolico dei mille anni.
CHIESA E REGNO
Ma il pensiero più preoccupante legato al premillenarismo è credere che la Chiesa non sia il Regno di Cristo oggi sulla terra e appettare la realizzazione di un regno fisico nel futuro.
Gesù insegnò che il suo Regno sarebbe stato di natura spirituale e che si sarebbe venuto in essere durante la vita terrena dei Suoi discepoli (Matteo 16:28). Inoltre, in Marco 9:1 il Maestro dichiarò con estrema chiarezza: “Alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il regno di Dio venuto con potenza”.
Proprio prima di ascendere al cielo, Cristo disse agli Apostoli: “Rimanete in questa città[Gerusalemme], finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:44‑49; Atti 1:6‑8). La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli avrebbe provveduto la “potenza” promessa da Gesù e profetizzata da Gioele (Atti 1:6‑8; Gioele 2:28‑32).
Lo Spirito Santo discese nel giorno della Pentecoste (Atti 2:1‑4) del 30 d.C. circa. La Pentecoste era una festa annuale per gli Ebrei. Era celebrata 50 giorni dopo la Pasqua e cadeva nel primo giorno della settimana (la domenica, Levitico 23:16).
Lo Spirito Santo permise agli Apostoli di parlare in altre lingue (Atti 2:4, 33), quindi la venuta del regno fu accompagnata dalla “potenza” dello Spirito. La Pentecoste fu l’inizio (Atti 11:15), l’inizio del Regno (Chiesa) e di quelli che la Scrittura definisce gli ultimi giorni (Atti 2:17; Ebrei 1:1), i giorni della grazia e del perdono.
Successivamente, circa nel 62 d.C. Paolo scrisse ai Cristiani di Colosse dicendo loro che: “Egli ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del Suo amato figliuolo, nel quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati” (Colossesi 1:13-14). Il regno non è, quindi, da cercare nel futuro. La salvezza e la “remissione dei peccati” sono nella Chiesa che è il Regno di Cristo. Un Regno come afferma lo scrittore della lettera agli Ebrei: “che non può essere scosso” (12:28).
Nello scrivere alle sette chiese dell’Asia, Giovanni dichiarò di essere partecipe “della tribolazione, del regno e della sostanza in Gesù” (Apocalisse 1:4‑9). Il Regno, dunque, era indubbiamente già una realtà presente nel primo secolo dopo Cristo.
La Bibbia insegna che il Regno di Dio e la Chiesa sono la stessa cosa e che la loro istituzione è avvenuta nel giorno della Pentecoste ebraica del 30 d.C. circa. La dottrina premillenarista, che prevede e aspetta la venuta di un regno fisico nel futuro, non ha basi bibliche, anzi contraddice la Parola di Dio che, al contrario, ne sottolinea la spiritualità: “Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Romani 14:17).
Per concludere, leggiamo gli ultimi versi del primo capitolo della lettera agli Efesini dove si afferma che Cristo è alla destra del Padre al di sopra di ogni principato, autorità e signoria, e d’ogni nome che si nomina non solo in questo mondo ma anche in quello a venire. “Ogni cosa Ei gli ha posta sotto ai piedi, e l’ha dato per capo supremo alla Chiesa, che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti”.
