«Salve, mi chiamo Remo, ho cinquantadue anni e sono tetraplegico, paralizzato dal collo in giù da quando ne avevo ventinove, a causa di un incidente stradale.»

Con queste parole Remo Molaro, oggi membro della Chiesa di Cristo di Udine, apre il racconto della sua storia nel volume “Sento lo stesso i brividi sulla pelle”.

Prima dell’incidente era un uomo attivo, indipendente, pieno di energia. Amava la velocità, le lunghe giornate in sella alla motocicletta, la compagnia degli amici e il fascino di una vita vissuta senza troppi limiti tra donne e motori, come lui stesso la descrive nelle intense pagine del libro.

Poi, il 14 maggio 2000, cambiò ogni cosa. Remo si ritrovò tetraplegico, completamente dipendente dagli altri per ogni necessità.

Seguirono mesi lunghi e difficili tra ospedali, terapie intensive e centri di riabilitazione. Furono momenti di sofferenza profonda, in cui tutto sembrava perduto.

Eppure, proprio in quella condizione così estrema, qualcosa dentro di lui non si fermò mai: la sua mente, che continuava a correre, come una motocicletta lanciata a tutta velocità, desiderosa di trovare un senso.

Fin da bambino, racconta, la sua forza era nelle mani che, unite al cervello, gli «permettevano di fare un’infinità di lavori e di creare dal nulla le cose più disparate e impensabili».

Fu proprio questa inquetudine a condurlo, passo dopo passo, verso la Bibbia.

Era sempre stato credente, ma, come lui stesso ammette, non era mai andato oltre la superficie. Iniziò a frequentare gruppi di preghiera, ricevette medagliette e rosari, incontrò presunti guaritori. Ma dentro di sé cresceva una consapevolezza diversa:

«Pensavo che ero sempre più confuso e poco convinto di quello che stavo facendo.»

Quello smarrimento, che poteva sembrare un vicolo cieco, si rivelò invece la premessa di un incontro decisivo.

Nel luglio del 2008, un amico e vicino di casa di vecchia data, Italo, chiese a Remo se poteva venire a parlargli della Bibbia. Remo accettò, come racconta lui stesso, «visto che mai nessuno me ne aveva parlato» al di là dei brani letti la domenica a messa. Italo venne a casa sua portando con sé le Sacre Scritture.

Remo cominciò a studiare seriamente. Qualche mese dopo capì di aver sbagliato molte cose nella sua vita, soprattutto nel campo religioso. Scelse di farsi battezzare secondo il vero battesimo, così come descritto nelle Scritture, per entrare a far parte della Chiesa di Cristo. Ancora non conosceva la comunità, non ne aveva mai frequentato nemmeno una riunione. Ma aveva, scrive, «la ferma convinzione di aver trovato la strada giusta» e di dover fare ciò che Dio voleva.

Nel libro richiama le parole dell’apostolo Paolo:

«Ma le cose che mi erano guadagno, le ho ritenute una perdita per Cristo. Anzi, ritengo anche tutte queste cose essere una perdita di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho perso tutte queste cose e le ritengo come tanta spazzatura per guadagnare Cristo.»

(Filippesi 3:7-8)

Da quel giorno Remo scoprì qualcosa che non aveva mai veramente conosciuto: «sentimenti importanti come l’amicizia, l’amore vero per le persone, l’altruismo, la fratellanza, l’onestà, l’aiuto disinteressato, la sincerità e il loro immenso valore». La sua vita, pur segnata dalla disabilità, acquistò così un significato nuovo e profondo.

Quella che sembrava soltanto una tragedia si rivelò, nelle sue stesse parole, una benedizione:

«Proprio la situazione che mi sono trovato a vivere e sto tuttora vivendo, tra tante cose positive, mi ha portato a conoscere il vero cristianesimo, quello riportato nella Bibbia senza aggiungere o togliere nulla.»

Oggi Remo, pur nella sua immobilità fisica, è tra i fratelli più attivi della comunità udinese, un esempio vibrante di come anche dal dolore più grande possa nascere qualcosa di prezioso.

Lo dice lui stesso con semplicità e forza in queste righe che lui stesso ha scritto:

«Ora, a distanza di quattordici anni, posso continuare a dire di aver fatto l’unica scelta giusta e sicuramente sono più felice di tante persone sane.»

Nella sua storia non c’è retorica. C’è un uomo che ha attraversato il dolore, ha cercato risposte nelle direzioni sbagliate, e alla fine le ha trovate nella Parola. Un percorso fatto di ravvedimento, conversione e battesimo: i passi che Remo ha compiuto seguendo fedelmente ciò che le Scritture insegnano.

La sua è una preziosa lezione di santa resilienza, mutuando il titolo di un saggio del biblista David McLain Carr, che offre una suggestiva chiave di lettura della Scrittura proprio a partire dal termine resilienza. L’autore sostiene che molte pagine della Scrittura nascano proprio da esperienze di trauma e crisi: schiavitù, esili, distruzioni, persecuzioni. Eppure, ogni volta, da quelle fratture nasce una forma nuova di identità.

Anche il Nuovo Testamento si colloca su questa linea: la stessa croce, evento di dolore, si apre alla risurrezione e dà origine a un nuovo inizio.

In questa prospettiva, la storia di Remo si inserisce dentro una dinamica più ampia: quella di una vita ferita che, invece di chiudersi nel dolore, trova nella fede una possibilità di trasformazione e di ripartenza.

La testimonianza di Remo è contenuta nel volume Sento lo stesso i brividi sulla pelle, a cura di Chiara Vergani e Giovanna Favret (Associazione Culturale Brè Edizioni, Treviso, 2023), un libro che raccoglie diverse storie di vita segnate dalla sofferenza della disabilità ma anche dalla ricerca di senso, dal coraggio e dalla voglia di vivere.

Maddalena Giuffrida