Oggi si parla molto dell’“intelligenza artificiale”, cioè di quella disciplina che studia in che modo si possano riprodurre i processi mentali più complessi mediante l’uso di un computer. In altre parole, l’obiettivo dell’AI è quello di creare computer in grado di pensare e agire come gli esseri umani.
In un certo senso è una scorciatoia assimilabile a quanto cercarono di ottenere Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden: “E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi, e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente …” (Genesi 3:6).
In realtà il serpente li ingannò, perché tutto ciò che ottennero fu solo la conoscenza del bene e del male (Genesi 3:5).
Ma cosa è l’intelligenza? La parola deriva dal latino inteligentia, da intelligere, cioè intendere, capire. E può essere definita come il “complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere e spiegare i fatti o le azioni, elaborare modelli astratti della realtà, capire e farsi capire dagli altri, giudicare, e lo rendono insieme capace di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa quando questa presenta ostacoli all’adattamento; propria dell’uomo, in cui si sviluppa gradualmente a partire dall’infanzia” (Enciclopedia Treccani).
Questa “capacità di adattarsi a situazioni nuove e di modificare la situazione stessa” si adatta perfettamente a quanto fece Giuseppe quando, dopo aver interpretato il sogno del faraone, gli consigliò di stabilire un uomo “intelligente e savio” che provvedesse a far ammassare 1/5 del prodotto nei sette anni di abbondanza per avere una riserva nei sette anni di carestia che sarebbero seguiti.
E’ interessante vedere come l’intelligenza sia molto spesso abbinata nella Bibbia ad aggettivi come savio o sapiente: parlando di Betsaleel figlio di Uri viene detto che l’Eterno: “…lo ha ripieno dello Spirito di Dio, di sapienza, d’intelligenza, e di conoscenza…” (Esodo35:31). E a Salomone che chiedeva un cuore intelligente per guidare il suo popolo: “ Poiché hai domandato questo e non hai chiesto per te né lunga vita, né ricchezze, né la morte dei tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per comprendere ciò che è giusto, ecco io faccio come hai chiesto: ti do un cuore saggio e intelligente” (I Re 3:11-12).
E ancora: quando Mosè sta per lasciare la guida a Giosuè ed esorta il popolo ad osservare i comandamenti dell’Eterno quando entreranno nel paese che Dio gli aveva dato “Li osserverete dunque e li metterete in pratica; poiché questa sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli …” (Deuteronomio 4:6).
Soprattutto questo passo ci fa comprendere che l’intelligenza – quella che veramente conta – è strettamente legata all’osservanza della legge di Dio.
“I tuoi comandamenti mi rendono più saggio dei miei nemici perché sono sempre con me” (Salmo 119: 98-100).
Antonio Tommasi
