Giorni fa stavo guardando alcune scene del Papa che rientrava dall’ospedale mentre
le schiere angeliche lo accompagnavano per vegliare su di lui. A dire il vero c’erano le guardie del corpo e le folle che salutavano commosse. Quella scena mi fece capire ancora quante persone che credono di essere nel giusto, si perdono ad osannare “autorità religiose” che in realtà non sono nulla, e quanto siamo stati fortunati, o meglio graziati e beati, a conoscere il Signore, la verità e la sua misericordia! Non lo abbiamo meritato: «Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio» (Efesini 2:8).
Ogni mattina possiamo dire con Geremia: «Le sue misericordie non sono esaurite; si rinnovano ogni mattina» (Lamentazioni 3:22-23).
Siamo stati raggiunti da un amore che non ci aspettavamo e che non avremmo mai potuto guadagnare.
Questa misericordia dovrebbe farci comprendere quanto sia grave il peccato. Se è costato il sangue del Figlio di Dio, non può essere cosa da poco. Ricordiamoci però che peccare non significa soltanto fare del male o compiere qualcosa di sbagliato. Giacomo ci avverte: «Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato» (Giacomo 4:17). Esiste il peccato di omissione: il bene che potevamo fare e non abbiamo fatto, la parola di conforto rimasta non detta, la visita rimandata, la mano non tesa a chi aveva bisogno.
Gesù lo ha detto con chiarezza: «In quanto l’avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me».
E a chi non ha agito: «In quanto non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me» (Matteo 25:40, 45).
Ogni volta che facciamo del bene a qualcuno lo facciamo al Signore, e ogni volta che non lo facciamo, non lo facciamo al Signore. Dobbiamo rifletterci con serietà e scegliere ogni giorno chi seguire.
Ed ecco che le parole della Sapienza, in Proverbi 8:35-36, ci pongono davanti a una scelta: «Perché chi mi trova, trova la vita, e ottiene favore dall’Eterno. Ma chi pecca contro di me, fa male a sé stesso; tutti quelli che mi odiano amano la morte».
Qui vediamo a confronto le principali e opposte verità eterne, che dipendono dalla risposta dell’uomo all’invito della saggezza. Non è la saggezza che intende il mondo, ma quella che Dio dona a tutti indistintamente, se lo vogliamo. Annuncia una benedizione riservata a coloro che ascoltano la sua paterna istruzione e osservano la via che ci viene indicata. Promette la gioia a chi veglia continuamente sulla propria vita e vigila instancabile per non cedere agli attacchi del maligno. Offre vita e favore divino a chi la trova, ma anche perdita e morte a chi la rifiuta e, rifiutandola, rifiuta Dio.
Paolo riassume le due strade: «Il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore» (Romani 6:23).
Chiunque accetta Cristo vivrà la vita eterna ed è accolto nella gloria di Dio; chi lo respinge danneggia sé stesso. Quelli che lo odiano amano la morte, la morte eterna!
Non basta però aver trovato la vita: dobbiamo viverla, e viverla nelle opere. «Non stanchiamoci di fare il bene; poiché, se non ci scoraggiamo, mieteremo a suo tempo. Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma specialmente ai fratelli in fede» (Galati 6:9-10).
Ogni giorno ci offre un’opportunità. Non sprechiamola.
Direi che non è difficile scegliere da che parte conviene stare. Scegliamo la vita, scegliamo Cristo, e dimostriamolo con l’amore concreto verso chi ci sta accanto.
Padre mio, ti ringrazio perché mi hai esaudito quando ti cercavo, e mi hai donato la vita in Cristo Gesù. Perdonami per il bene che avrei potuto fare e non ho fatto, per le occasioni lasciate passare e per i fratelli che ho trascurato. Rendi i miei occhi attenti ai bisogni di chi mi sta accanto e pronto a servire, perché in ogni gesto d’amore io possa servire te. Donami la tua sapienza, custodiscimi dagli attacchi del maligno e fa’ che scelga ogni giorno la vita.
